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Lupus in Fabula: per sempre capitano

Alto il suo volto sventola in cielo, indelebile il suo nome campeggia sui muri della città e unisce i canti, i cori, la voce di chi dichiara amore per la propria terra. Michele Scorrano è quanto di più magnifico possa regalare il calcio ad una città e ad un’intera comunità.

Un uomo, un professionista, un capitano che ha difeso i nostri colori per 14 anni, dai più disparati campi molisani fino al San Siro. Dai campionati regionali ai gloriosi anni della serie B. Una di quelle storie che oggi riempirebbe le copertine televisive domenicali e che verrebbe narrata con voce epica nei diversi programmi sportivi. A dire la verità il nostro eterno numero 2 non è mai stato avvezzo alle luci della ribalta, silenzioso e autorevole allo stesso tempo ha sempre preferito far parlare il campo, anche quando sui giornali nostrani si leggeva di lui come ‘un giocatore di categoria’, ogni anno, in ogni categoria.

Michele Scorrano: 348 presenze in rossoblù

Ebbene sì, anche Scorrano ha subito pittoresche analisi dei maestri della carta stampata, e non sempre la prendeva benissimo. Chi sa cosa direbbe oggi guardando la sua immagine idolatrata da tutti, portata in alto come un vessillo in giro per l’Italia. E pensare che al Romagnoli, quello ‘nuovo’ da quasi 30 anni, Scorrano veniva anche di rado. Non perché fosse lontano dalle dinamiche rossoblù, piuttosto per le persone, poche davvero vicine a lui che ogni tanto lo spronavano a vedere le partite del Lupo. Sarebbe opportuno, sempre, dare agli uomini l’affetto e la gratitudine anche quando ancora camminano per le nostre strade, quando incrociamo i vivi sguardi, quando possiamo strappare loro un sorriso. Oggi, a dieci anni dalla sua scomparsa, chi è chiamato a narrare in queste pagine il capitano non ha più di trent’anni e Scorrano giocatore lo ha conosciuto nei racconti, nelle istantanee degli anni 80’, nei video sbiaditi dal tempo.

“Se tornassi indietro rifarei tutto da capo”

Ma il suo nome, in questi anni, viene donato al cielo proprio dalla voce di chi ha questa età e il capitano lo ha conosciuto solo in questo modo, o magari da bambino, quando allo Sturzo o al Romagnoli, quello ‘vecchio’, Scorrano ci insegnava a calciare il pallone. In quegli anni per i genitori era ancora ‘il capitano’ per noi era il mister. Anche per questo tutti possiamo avere oggi la gioia di raccontarlo. Perché Michele Scorrano, in un modo o nell’altro, ha accompagnato la gioventù di chi oggi ha qualche capello bianco, e anni dopo ha preso per mano gli anni belli dell’infanzia di chi oggi sventola il suo volto ogni domenica in Curva Nord. Ma le parole, i pensieri e le riflessioni che accompagnano il ricordo di una persona straordinaria, sono sempre strettamente legati all’esperienza personale e alla sensibilità insita in ognuno di noi. Per questo motivo oggi il miglior modo di omaggiare Michele è quello di leggere, ancora o per la prima volta, le sue parole dedicate alla città e ai tifosi del Lupo. Era una giornata come tante e il capitano ospitò a casa sua il giovane giornalista Giovanni Di Tota che con passione raccontava per una televisione locale le straordinarie gesta del Campobasso degli anni 80’. Seduta al suo fianco Mirella, che con viso da bambina, ascoltava con occhi incantati la voce del padre che narrava la sua storia, la nostra storia.

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